Qui potrete discutere liberamente tutto ciò di cui avreste voluto parlare e che il normale ve lo ha sempre negato
I TEMPLARI
I Templari suscitano molto interesse per via dell'organizzazione che si diedero e per le attività che svolsero, ma la loro esistenza si spiega e si giustifica solo in rapporto alle crociate: niente crociate, niente templari. Ma vale anche l'affermazione contraria: spesso senza i Templari le crociate non avrebbero avuto luogo. Ecco dove si trova l'ambiguità del Tempio. È stato fondato a Gerusalemme ma anche a Troyes. È stato creato per operare in Medio Oriente, ma ha anche agito in Europa occidentale. È stato un ordine religioso ma anche militare. È stato un'associazione di monaci cavalieri pronti a morire per la fede cristiana, ma anche un gruppo di uomini che rinnegavano Gesù, che portavano la croce rossa, ma anche un agglomerato di uomini che sputavano sulla Croce...
I primi Templari
Ugo di Payns concepì il progetto di fornire allo Stato Crociato di Gerusalemme un appoggio militare. Scelse la formula di una comunità monastica ma composta da combattenti addestrati, che dovevano incarnare il modello etico del “soldato di Cristo”.
Il primo esiguo nucleo di cavalieri che aderirono all'iniziativa di Ugo di Payns ebbe a Gerusalemme l'appoggio di re Baldovino, del patriarca e dell'alto clero, dei canonici del Sacro Sepolcro. Il re assegnò loro degli alloggi nel proprio palazzo, presso la moschea di Al-Aqsa, dove un tempo sorgeva il Tempio di Salomone.
All'inizio la piccola comunità non aveva un nome definitivo, né una regola propria, né una veste religiosa particolare. Per questo non si può ancora parlare di un ordine monastico in senso stretto. Solo con il concilio di Troyes la comunità di coloro che ormai erano noti come come “Templari” ebbe il riconoscimento ufficiale della Chiesa e si aggiunse a darsi una Regola.
Nella recensione definitiva sono precisati i tempi e i modi delle celebrazioni; si dice quand'obbedienza spetti al “Maestro”(tale fu l'appellativo del capo supremo, l'aggiunta di “Grande” fu utilizzata dopo la fine dei “Templari”).
È soprattutto il connubio di valore dell'uso delle armi e la virtù Cristiana che fece del Templare un tipo etico del tutto nuovo rispetto a quelli tradizionali del cavaliere e del monaco.
La ricchezza del Tempio
L'immenso patrimonio accumulato dai Templari fu il frutto di una sapiente ed articolata gestione economica delle risorse su cui l'Ordine poté contare. In ambito fondiario l'Ordine perseguì l'obiettivo di valorizzare le potenzialità del territorio e di incrementare la produzione.
L'agricoltura e l'allevamento del bestiame erano finalizzati dal duplice obiettivo di garantire l'autosufficienza locale e i rifornimenti in Terrasanta.
I metodi agricoli applicati erano razionali e sofisticati (nuovi sistemi di aratura, efficace irrigazione). Altre fonti di introiti erano collegate alle concezioni di banno (ossia il monopolio) e di teloneo (dazio sulla circolazione delle merci), alle imposte di successione dei feudi, alla sottoscrizione dei “fratelli del Tempio”, alle decine, alle elemosine.
Alla fine del 1200 dunque i Templari erano diventati una tale potenza economica da rappresentare una sorta di Stato autonomo, fuori dal controllo di ogni struttura se non quella della Santa Sede.
L'arresto e le accuse
Il 13 ottobre del 1307 sull'intero territorio francese per ordine del re vennero arrestati simultaneamente tutti i membri dell'ordine templare che si fecero trovare nelle loro “Case”.
Tra gli arrestati c'erano il Maestro Giacomo di Molay, i Precettori di Normandia, Acquitania e Cipro, nonché l'ex tesoriere del regno di Francia.
L'accusa era di eresia. Ciò avrebbe comportato che l'iniziativa del loro arresto dovesse essere presa dall'autorità ecclesiastica, ma questa è solo la prima irregolarità della tragica vicenda. Questa accusa era l'unica che non riconoscesse agli imputati il diritto di informarsi sulle generalità degli accusatori e di avvalersi di un difensore. Era inoltre previsto in questi casi l'uso della tortura. I nemici dei Templari approfittarono di questi “privilegi” alla fine di ottenere ammissioni di colpevolezza e confessioni. Alle pene fisiche dovettero aggiungersi l'isolamento dei compagni, l'orrore per imputazioni infamanti e la consapevolezza di aver perso il consenso tanto dei potenti quanto del popolo.
Tuttavia il piano per per eliminare i Templari fu meditato ben più a lungo di quando non fosse apparso all'uomo comune.
Il tribunale della Storia
I sovrani europei, invitati a procedere contro l'ordine incriminato, non si smobilitarono con altrettanto zelo. In generale, fuori dai confini della Francia, i tempi dell'operazione furono così lenti che buona parte dei cavalieri riuscì a sfuggire all'arresto e a rifugiarsi fuori dall'”area calda”.
La Testa misteriosa.
Tra le imputazioni a carico dei Templari, la più inquietante è senz'altro quella di idolatria. L'accusa di per sé non è affatto originale: è stata mossa alla maggior parte degli eretici, senza tener conto del fatto che alcuni riti cattolici potevano essere considerati veri e propri riti di idolatria. Si pensi al culto delle reliquie. D'altronde, bisognava ricordare che i riti cattolici devono molto ai culti cosiddetti pagani dell'antichità e dell'Alto Medioevo. Dobbiamo dunque prendere con le molle le accuse lanciate dai soldati di Filippo il Bello contro i Templari in merito alle loro pratiche di idolatria. Esaminiamo le testimonianze raccolte durante il processo. Ecco cosa dichiara Ugo di Pairaud: “Questa testa umana io l'ho vista, l'ho toccata e tenuta in mano, e l'ho adorata così come tutti i fratelli presenti”. A meno che le parole di Ugo di Pairaud non mirino a portare gli inquisitori in una falsa pista. Si tratta di una testa ospitata in ogni casa templare e tirata fuori in occasione di alcune riunioni. I presenti dovevano adorarla. Altra questione è capire che cosa questa testa rappresenterebbe realmente: i pareri sono discordi. Secondo Raynier de Larchant si tratta di una testa barbuta: lui ammette di averla vista e precisa che tutti i fratelli cui è mostrata “l'adorarono, la baciarono e la chiamavano loro Salvatore”. Se questa è la verità, allora i templari erano effettivamente degli idolatri.
Ma non è tutto. Ecco la testimonianza di Guillaume di Herblay: ”Quando alla testa, l'ho due volte. Ho visto fratelli adorarla. Credo che sia di legno argentata e dorata in superficie. Mi pare che abbia anche una lunga barba.”
Secondo un altro fratello: “non era legno, ma d'argento o d'oro. Assomiglia a un a testa umana, con volto e una lunga barba.”
Sull'aspetto terrificante dell'idolo insiste Raul de Gisy: “il suo volto è orribile, pare il volto di un demone”. Quando gli fu fatto osservare che venerare un idolo era peccato, rispose:”Avevamo fatto di ben peggio rinnegando Gesù, ormai potevamo anche adorare la testa.”. È chiaro che i templari non capiscono granché del rito cui sono obbligati ad assistere. Il templare Bernard de Selgues sosteneva di aver sentito un cappellano pronunciare le seguenti parole:” Questa testa è il vostro Dio e il vostri Maometto.” Testa, diavolo, gatto, mostro... Tutto rmamentario della stregoneria alla buona. L'immagine è quanto meno folcloristica. Ma il bafometto che cosa si tratta? Il bafometto sarebbe l'immagine simbolica della saggezza orientale e della saggezza occidentale, islamismo e cristianesimo, che i Templari volevano fondere. In questo modo possiamo anche supporre che i Templari fossero dei cripto musulmani, dei sufi per esempio.
Il significato è stato oggetto di molti studi. Ma non diamoci pena per niente. Perché indefinitiva, la parola baphomet non è mai stata pronunciata né dagli accusatori, né dai templari. I responsabili della sua diffusione sono gli storici e gli occultisti. La realtà è molto più semplice, e la si coglie nell'interrogatorio di un sergente di Montpezat che confessò di aver adorato “un'immagine bafometica”. Il sergente parlava l'occitano. Gli inquisitori non capirono bene a che cosa si riferisse. Certo non sapevano che in lingua d'occitana baphomet era la deformazione popolare di Mahomet. Ecco che l'immagine bafometica risulta essere semplicemente maomettana. Certamente il sergente ignorava che la religione musulmana vieta qualsiasi rappresentazione umana. Secondo il templare, un'immagine bizzarra, che non considerava cristiana non poteva che essere collegata a Maometto. Alla basa di tante dotte speculazioni sta quindi un semplice errore di interpretazione, per cui si è creduto di vedere un'influenza musulmana sui culti segreti dei templari. Il bafometto non esiste: è un'invenzione erudita.
Ma se anche non c'è un bafometto, in ogni caso pare che ci sia una testa, e questa teoria è confermata da molte dichiarazioni. Ebbene no: non esiste nemmeno la testa.
In realtà la storia della testa dei templari fa parte di una serie di leggende nate dalla figura di Perseo e Medusa, che avevano riacquistato popolarità. Nel medioevo era prassi comune “attualizzare” gli eroi del passato. In quel periodo qual'è la figura per antonomasia? Naturalmente quella del templare; Perseo viene assimilato a un cavaliere del Tempio.
Qualcuno aveva sentito dire che certi cavalieri nascondevano una testa magica: non poteva che essere dei templari. È evidente che si è voluto screditare i templari e attribuire loro abitudini idolatre.
In definitiva la famigerata testa che ha alimentato tante ipotesi e fantasie sembra non fosse che un semplice reliquario. È inutile cercare di distinguere il mito dalla realtà, sono così intimamente uniti da non poterli distinguere. Evidentemente, gli accusatori dei templari hanno utilizzato tutte le risorse folcloristiche di cui disponevano per schiacciare gli ex- poveri cavalieri di Cristo. D'altra parte, tutto poggia su due o tre elementi reali, sfruttati e amplificati dai soldati di Filippo il Bello, con un'abilità che ha, è il caso di dirlo, del demoniaco.
Il rinnegamento.
Di tutte le accuse mosse ai templari, la più grave è certo quella che concerne il rinnegamento di Gesù imposto ad ogni nuovo fratello, avanzata da tutti i nemici del Tempio, e causa dello scioglimento ufficiale dell'ordine.
È anche la più fondata: è incontestabile, e negarla significherebbe contraddire tutte le testimonianze, ma è anche l'accusa più misteriosa, inspiegabile e strana.
Sul rinnegamento, tutte le dichiarazioni sono concordi, precise e schiaccianti. Anche tralasciando le confessioni estorte con la tortura, ne rimangono a sufficienza per far luce su questo punto. Tutti gli accusati riconoscono di aver praticato questo rito, o di averlo subito, o di averlo imposto ai nuovi templari. Nelle deposizioni si riscontrano alcune varianti, ma la struttura è la stessa.
A essere rinnegato è sempre Gesù. La maggior parte dei testimoni sembra non cogliere il significato del rito e dichiara di aver rinnegato Gesù “con la bocca ma non con il cuore”. È probabile che i templari fossero minacciati se si fossero rifiutati di pronunciare le formule di culto. Sorprende che nessun fratello sembri capire il senso di ciò che gli è richiesto. Questa bizzarra cerimonia non è mai preceduta da commenti o spiegazioni.
Si tratta dunque di qualcosa di segreto, di cui non si parla mai. Il rituale si compie in una stanza isolata, talvolta in luoghi chiesi dall'interno. Alcuni chiedono spiegazioni, ma non tutti. Quelli che lo fanno non ottengono risposta. Tutto ciò va messo in relazione con un altro capo d'accusa trascurato: l'omissione della formula della consacrazione dell'ostia durante la messa. I preti dell'ordine erano pochi, ma quattro cappellani parlano della questione.
I quattro casi sono rivelatori. Visto che si chiede ai fratelli di abiurare colui che è sulla croce perché è un falso profeta, non si vede perché i preti templari dovrebbero continuare a pronunciare le parole di rito che incarnano Gesù nell'ostia. L'omissione sarebbe logica. Ma che cosa c'è di logico in tutta questa vicenda?
In effetti, i templari si dichiarano cristiani, muoiono da cristiani, si confessano, ricevono l'estrema unzione. Ma praticano consapevolmente il rituale del rinnegamento di Gesù , seppure con la bocca e non con il cuore. Tutto ciò sembra inspiegabile e poco verosimile. Queste considerazioni storiche non bastano a sciogliere l'interrogativo. L'ipotesi va esaminata da un altro punto di vista: innanzitutto, il problema dell'omissione alla formula della consacrazione dell'ostia. Stando alle confessioni ottenute dagli inquisitori, questa pratica era seguita anche da alcuni preti cattolici segretamente legati al catarismo, ma erano senz'altro pochi. C'è poi la questione del rinnegamento, che fa pensare al rifiuto della croce da parte dei catari, considerato lo strumento del supplizio di Dio. Ma non è dimostrato che i catari abiurassero Gesù o sputassero sulla croce, anzi, veneravano l'origine celeste di Gesù e non ne contestavano l'incarnazione. I templari, invece, della figura di Gesù negavano la divinità, non l'uomo, e ne rifiutavano di conseguenza gli insegnamenti.
Conclusione
Con la bolla del 22 marzo 1312, il papa abolisce il Tempio. Si tratta di un atto d'autorità. Della sorte dei fratelli non si fa parola. Dal momento in cui l'ordine cessa di esistere i templari tornano ad essere comuni individui. Con la bolla del 6 maggio 1312, Clemente V affida alla giustizia ordinaria i monaci-guerrieri colpevoli. Quelli dichiarati innocenti potranno entrare in qualsiasi ordine monastico. Queste disposizioni riguardano solo i subalterni; gli altri finiscono sul rogo o in prigione.
La vera storia del tempio è simile ad un'epopea, con combattimenti di cavalieri, un nobile ideale da difendere, la lotta tra il Bene e il Male. I templari insomma hanno oltrepassato la storia per entrare nel ciclo tumultuoso del mito.
Con il loro coraggio i templari hanno favorito la creazione di una vera e propria legenda, diffusa nel corso dei secoli da storici e da visionari.
Non sorprende che il Tempio sia entrato a far parte di leggende come quella del Grall.
Bibliografia
“I TEMPLARI. LA STORIA E LA LEGGENDA” GIUNTI.
“I TEMPLARI. CUSTODI DI UN MISTERO.” JEAN MARKALE. SPERLING E KUPFER EDITORI.